Finanziamento pubblico dei partiti (i soldi son i nostri)

finanziamento pubblico dei partitiPer chi non l’avesse ancora capito, nel finanziamento pubblico dei partiti i soldi sono i nostri! Ed a nulla è valso il referendum di qualche anno fa col quale il Popolo italiano stroncò questa pratica, a nostro modo di vedere, tanto esecrabile! Un pò di storia per iniziare.

Il finanziamento pubblico dei partiti fu introdotto nel 1974 con la così detta Legge Piccoli che, approvata in soli 16 giorni con il consenso di tutti i partiti politici, indirizzò il flusso di fondi pubblici ai partiti presenti in Parlamento, con l’effetto di penalizzare, guardacaso, le nuove formazioni politiche.

La legge Piccoli si giustificava, a dire dei relatori del tempo, dopo gli scandali Trabucchi del 1965 e petroli del 1973, per rassicurare l’opinione pubblica che, attraverso il sostentamento diretto dello Stato, i partiti non avrebbero avuto bisogno di collusione e corruzione da parte dei grandi interessi economici. Da qui, a loro dire, la necessità del finanziamento pubblico dei partiti…

Nel settembre 1974 il PLI propose un primo referendum abrogativo sulla norma, ma non riuscì a raccogliere le firme necessarie.

Finanziamento pubblico dei partiti – Una lotta impari: stessa sorte per il successivo referendum del 1978 promosso dai radicali nel quale il  “si” raggiunse il 43,6%. Secondo i promotori di ques’ultimo referendum lo Stato deve solo favorire tutti i cittadini attraverso i servizi, le sedi, le tipografie, la carta a basso costo e quanto necessario per fare politica, non garantire le strutture e gli apparati di partito con il finanziamento pubblico dei partiti, che invece devono unicamente essere autofinanziati dagli iscritti e dai simpatizzanti.

La Legge Piccoli fu in seguito modificata dalla  legge n. 659 del 18 novembre 1981 che raddoppiò il finanziamento, stabilì il divieto ricevere finanziamenti dalla pubblica amministrazione, da enti pubblici o a partecipazione pubblica e venne prevista una minima forma di pubblicità dei bilanci: i partiti dovevano depositare un rendiconto finanziario annuale su entrate e uscite, per quanto non fossero (allora come ora) soggetti a controlli effettivi.

Finalmente nel 1993 , nel clima di sfiducia che succede post Tangentopoli, un ulteriore referendum abrogativo promosso dai radicali abrogò di fatto il finanziamento pubblico dei partiti, con il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti

Ma quello che esce dalla porta, con i nostri politici, rientra spesso dalla finestra, e veniamo pian piano alla situazione attuale: con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993, la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994, il finanziamento pubblico dei partiti ci rientra dalla finestra senza neanche bussare…

Di nuovo, senza colpo ferire, con la successiva legge n. 157 del 3 giugno 1999, viene reintrodotto un finanziamento pubblico completo per i partiti. Il rimborso elettorale previsto non ha infatti attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali. La legge 157 prevede cinque fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, Regionali, e per i referendum, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura). La legge entra in vigore con le elezioni politiche italiane del 2001.

La normativa viene successivamente modificata (ed i contributi aumentati) con le successive leggi n. 156 del 26 luglio 2002, e n. 51 del 23 febbraio 2006.

Con quest’ultima modifica l’aumento del contributo è esponenziale giacchè i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, ricevendo contemporaneamente le quote annuali relative alla XV Legislatura della Repubblica Italiana e alla XVI Legislatura della Repubblica Italiana.

E veniamo ad oggi:

Allo stato è pari a 2,3 miliardi di euro il totale dei denari che sono finiti nelle casse della politica dal 1994 ad oggi. I maggiori percettori sono stati i due grandi partiti di destra e di sinistra, che senza quei soldi, di fatto, non potrebbero andare avanti. Annalisa Cuzzocrea, in un articolo di Repubblica, spiega tutto:

“”120 milioni di euro la Lega, declinata in tutte le sue forme. Oltre 750 la galassia che oggi è incarnata nel Pd, ma che è stata Pds, Ds, Margherita, Ulivo, Unione. 900 milioni e passa il Pdl, sommando le sue quote a quelle di Forza Italia, An e precedenti vari. Sono i soldi che i partiti hanno incassato dallo Stato dal 1994 a oggi. Sapevamo che si trattava in totale di 2,3 miliardi di euro. Adesso — grazie a un lavoro certosino fatto dai Radicali sulle Gazzette Ufficiali fornite dal Parlamento — sappiamo come sono stati divisi quei fondi negli ultimi 18 anni. In base ai voti e al consenso ottenuti.”"

Nonostante tutti questi soldi, spesi spesso non si sa come, i partiti sono sempre in rosso, continua la giornalista:
“”Del Pdl, sappiamo che già nel 2010 aveva un passivo di 6 milioni. Antonio Di Pietro continua dire che vuole abolire il finanziamento pubblico via referendum e devolvere la quota di luglio al ministro Fornero. La sua tesoriera, l’onorevole Silvana Mura, ha però ammesso con Repubblica che i soldi cui intende rinunciare sono 4 milioni sugli 11 in arrivo, quelli che riguardano le elezioni politiche. E che lei pensa che il finanziamento vada abolito, certo, ma andrebbe già bene ridurlo di un quinto: «Perché io nel mio bilancio 2011 ho un milione e duecentomila euro solo di stipendi». E quindi, anche l’Idv si è ben nutrita di soldi pubblici. Non dal ‘94, non c’era. Dal 2001 però ha incassato nelle sue diverse forme (è stata anche solo lista Di Pietro) 53,3 milioni di euro.”"

Qui di seguito un simpatico schemino, fonte sempre la Repubblica:

finanziamento pubblico dei partiti

Con gli ultimi scandali della Lega, legati all’uso forse spregiudicato del finanziamento pubblico dei partiti, ogni giorno è un fioccare di mea culpa ed improvvisi slanci sociali. Quanto è bello e piavcevole cavalcare l’onda populista vero?
Di qualche giorno fa la dichiarazione di Di Pietro che vorrebbe devolvere la prossima rata del finanziamento alla Ministra Fornero per il sociale. In casa Lega è intervenuto recentemente il capogruppo alla Camera — il maroniano Gianpaolo Dozzo — che ha annunciato che il Carroccio devolverà al sociale i milioni in arrivo a luglio.
Bersani di suo, con il solito colpo di coda, continua a sottolineare che in tutto il mondo è presente il finanziamento pubblico dei partiti. E con questo caro Bersani? Ma la gente la sentiamo? E la gente non si espresse chiaramente con referendum? Ma si sa, forse è come parlare ad un muro…
Ed intanto, per ora, tutte belle parole… Per ora i soldi continuano ad affluire, soldi nostri sia ben chiaro, il finanziamento pubblico dei partiti lo paghiamo tutti, di tasca nostra!
Ogni giorno, ogni tassa, ogni gabella va parzialmente in tasca ai partiti politici e, in ultima analisi, è posta al servizio della nostra classe politica (classe forse è di troppo).
Finchè un giorno, speriamo molto vicino, gli italiani sapranno dire BASTA!

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