Sovraffollamento delle carceri, questa cella non è un albergo

sovraffollamento delle carceri

fotogramma da "accadde al penitenziario", 1955, diretto da Giorgio Bianchi

Sovraffollamento delle carceri, se ne parla da anni ormai, da troppo senza trovare una soluzione definitiva che ponga rimedio al quasi quotidiano stillicidio di suicidi nel sistema penitenziario italiano.

A nulla valgono i continui sit-in dei radicali, gli scioperi della fame e della sete di pannelliana tradizione non risolvono alla radice la questione. Manca la volontà politica, magari mancano i “piccioli”.

Ed intanto, ciclicamente, il nostro Parlamento, ora sull’onda emotiva della visita del Santo Padre, ora sull’onda di una inaspettata “umanità”, non trova meglio da fare che approvare l’indultino! Ma soltanto, probabilmente, per ricamarci sopra qualche voto sulla questione della sicurezza.

Che Italia quella in cui viviamo, così diversa da quella immaginata dai Costituenti, quella, appunto, della Costituzione mai portata a compimento, ma solo accennata! Dai numeri del sovraffollamento delle carceri, infatti, non sembra proprio che sia stato mai attuato il famoso precetto della “funzione rieducativa della pena”.

Gli ultimi dati, aggiornati al la fine di Febbraio 2012, forniti dal Ministero della Giustizia e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, danno contezza della tragedia che giornalmente si consuma nelle patrie galere: a fronte di una capienza complessiva di 45.742 posti sono detenute 66.632 persone: 20.890 posti in più rispetto a quanto sarebbe non solo consentito, ma umanamente accettabile! Di questi, solo 38.195 sono condannati in via definitiva, mentre, e questo è forse uno scandalo ancora maggiore,  26.989 sono sempòici imputati, in parole povere in attesa del giudizio definitivo! Impressionante, poi, la presenza degli stranieri: 24.069 ! Le donne sono 2.846. A questi numeri vanno poi aggiunte altre  30.864 persone che beneficiano di misure alternative o sanzioni sostitutive.

Una condizione insopportabile, quella di tanti ristretti nelle carceri d’Italia.

Non è possibile capirla e comprenderla, probabilmente, senza averla vissuta in prima persona.

Le parole dirette dei detenuti, le loro testimonianze spesso terribili , liberamente consultabili sul sito www.ristretti.it, possono essere però d’aiuto nel comprendere che l’umanità, le sofferenze e la disperazione della gente dall’altra parte del muro non è poi molto diversa da quella di coloro che si autodefiniscono “liberi”

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